Il gatto


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Il cielo tuonò improvvisamente e Francesca staccò lo sguardo dal computer portatile sulla sua scrivania e si girò di scatto verso la finestra. Non pioveva ancora. Per l’ennesima volta il mondo sembrava immobile, bloccato in un limbo dello spazio e del tempo da una luce grigiastra che pesava sui tetti. L’orizzonte era coperto da nuvole scure in tutte le direzioni e anche il cielo era grigio ma la pioggia tardava ad arrivare. Quell’anno era capitato spesso.

Stavolta, però, il temporale era solo questione di minuti perché, ovunque, le rondini volavano veloci verso il proprio nido coscienti che, di lì a poco, l’acqua avrebbe reso più difficili i movimenti delle ali. Dopo una rapida occhiata all’orologio del portatile, Francesca sbuffò seccamente scoprendo che era già ora di cena. Un post-it appeso sulla credenza la avvisava che avrebbe cenato da sola.

Una volta aperto lo sportello del frigo afferrò annoiata la bottiglia di latte scremato che aveva aperto il pomeriggio precedente e ne versò una buona quantità in una tazza piena di cereali. Non aveva alcuna voglia di cucinare.

Consumata velocemente la cena improvvisata, il pensiero andò subito al capitolo di letteratura inglese che non era riuscita a completare e che occupava prepotentemente l’intero schermo del portatile. Si avviò a passo svelto verso la scrivania credendo che avrebbe continuato a studiare ma, appena seduta, si rese conto che non ne aveva alcuna voglia e chiuse lo schermo del notebook con un movimento rapido ma pieno di soddisfazione mentre un furbo sorrisetto le si dipingeva in volto evidenziando la fossetta che aveva sulla guancia destra.

Il cielo tuonò ancora con un suono sordo chiamando Francesca alla finestra. Stava diluviando e fulmini caduti chissà dove illuminavano il cielo facendo più flash di un paparazzo scatenato davanti alla celebrità del momento. Un temporale così non si vedeva da tempo.

L’attenzione della ragazza fu richiamata dal miagolio lamentoso di un gatto che, zuppo, cercava di ripararsi come meglio poteva sotto l’arco del cancelletto in giardino. Francesca non era una grande amante degli animali ma quel gatto le fece una tale pena che decise di tentare di avvicinarlo per portarlo in casa a scaldarsi.

Presa una scatola sufficientemente capiente uscì in giardino e si avvio verso il gatto mentre rivoli di pioggia le scendevano dai capelli sulle gote. Soffiava un vento fortissimo che costringeva la pioggia ad una caduta profondamente inclinata. Il felino, spaventato da quella figura sconosciuta, fece come per andarsene ma il rumore dei croccantini nella scatola gli ricordò la sua vecchia famiglia e lo portò a tornare sui suoi passi e ad entrare nella scatola che intanto era stata poggiata sull’erba.

Francesca portò la scatola in casa mentre il gatto, di nuovo impaurito, si era stretto in un angolo cercando di farsi piccolo. Arrivata in casa, la ragazza poggiò la scatola sul tappeto del soggiorno e si mise ad osservare il gatto che poco a poco andava calmandosi mangiando i pochi croccantini rimasti sul fondo.

Francesca riempì un piatto di croccantini sperando che il gatto, una volta terminata la portata, sarebbe uscito dalla scatola in cerca di altro cibo e di calore. E così fu.

Il micio uscì con un movimento elegante e si chinò sul piatto per continuare il pasto interrotto. Ascoltando le rassicuranti fusa del gatto Francesca raccolse tutto il suo coraggio e allungò la mano sul peloso collo del felino il quale, dopo un iniziale attimo di sospettosa esitazione, tornò al suo piatto lasciandosi accarezzare dalla ragazza.

Il temporale primaverile era finito, anche se le nuvole coprivano ancora il cielo impedendo la vista delle prime stelle della sera. Francesca aprì la porta di casa sicura che il gatto, sazio e asciutto, sarebbe schizzato via senza voltarsi indietro ma così non fu: dopo due giri su se stesso il felino si era sistemato sul tappeto ed aveva cominciato a ronfare. La ragazza chiuse la porta e lasciò che il gatto passasse la notte a casa sua.

Al mattino Francesca fu svegliata da un potente raggio di sole sugli occhi. Arrivata in soggiorno trovò il tappeto vuoto e si mise a cercare il gatto sperando di non trovare troppi danni in giro per casa. Durante la ricerca si fermò di scatto vedendo che la scatola che aveva usato per portare il gatto dentro casa era ancora sull’armadio, piena delle sue scarpe vecchie, come sempre. Non ricordava di averla rimessa lassù.

Ritornò in soggiorno e si accorse che era scomparsa dal tappeto la grossa chiazza d’acqua e fango che il gatto aveva lasciato uscendo dalla scatola. Doveva aver sognato. Non c’era altra spiegazione. Avrebbe dovuto capirlo da quella scatola di croccantini per gatti arrivata da chissà dove.

Ancora col pensiero fisso a quello strano sogno così reale, la ragazza si vestì e uscì da casa diretta in facoltà. Aprì la porta strizzando gli occhi colpita dal forte sole di quella mattinata, attraversò il giardino frugando nella borsa a tracolla alla ricerca delle chiavi del cancelletto. Trovatele lo aprì per poi fermarsi subito dopo, come fulminata.

Il gatto la osservava con fare interrogativo dall’altra parte della strada. Francesca lasciò cadere la tracolla e il felino scappò in direzione delle campagne, spaventato.

La ragazza cerco di seguirne il percorso ma poi, accecata dalla luce del sole, lasciò perdere e si chinò a raccogliere la tracolla e gli appunti che ne erano usciti. Camminando verso la facoltà un ampio sorriso le illuminò il volto: tornando a casa avrebbe acquistato una scatola di croccantini per gatti.

Salvatore Teresi

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