Luna
Il piccolo Marco restò estasiato dalla visione della
luna piena di quella notte. La guardava, sospesa nel
cielo, appesa a una miriade di fili invisibili che
non lasciavano traccia. La guardava e i suoi occhi
brillavano. Il suo cuore, piano piano, si riempiva di
gioia.
“Papà”, disse Marco interrompendo il
silenzio, “hai visto com’è bella? Hai visto
quanta luce?”
“Certo Marco!”, rispose il padre. “La
luna è davvero meravigliosa. Vuoi sapere una cosa
sulla luna?”.
“Cosa?”, rispose prontamente il bambino,
fremendo per la curiosità che a quell’età rende ogni
cosa eccezionale.
“Vedi”, riprese il padre, “la luna non
emana luce”.
Il bambino restò dubbioso su quella risposta così
assurda.
“Ma io vedo la luce”, rispose subito.
Il padre guardò il proprio figlio con uno sguardo
gonfio d’amore e lo prese in braccio ridendo.
“Marco, ti ricordi di quando eravamo al laghetto,
ieri mattina?”
“Certo papà! Mi sono divertito tantissimo.”
“Prima di pranzo giocavi con lo specchietto che ti ha
regalato la nonna, e mi accecavi puntandomi la luce
sugli occhi”
“Mi ricordo, stavi anche per cadere in
acqua”, disse il bambino ridendo divertito.
“Sai da dove veniva quella luce?”
“Da sole! Veniva dal sole perché non funzionava
quando ero all’ombra dell’albero.”, rispose
Marco sicuro di aver dato una risposta giusta e di
meritare per questo un gesto di apprezzamento dal
padre.
“Bene Marco! Vedi, la luna è come un grande
specchio, un grandissimo specchio che riflette la
luce del sole in modo da illuminare la notte”.
Dopo un attimo di silenzio Marco assunse un’aria
interrogativa e, non convinto da quello che gli aveva
rivelato suo padre, obiettò: “Ma papà, io non
resto abbagliato se guardo la luna. Se guardo il
sole, invece, mi bruciano gli occhi”.
A quelle parole seguì un attimo di silenzio nel quale
il padre si sentii orgoglioso di avere un figlio così
sveglio.
“Bravo Marco”, disse il padre arruffando
scherzosamente i capelli del figlio. “Tu puoi
guardare la luna perché è come uno specchio sporco,
pieno di polvere. Per questo riflette molta meno luce
rispetto a quella che riceve dal sole”.
“Allora perché non andiamo in cielo e puliamo la
luna? Così tutti potranno vedere bene anche di notte
e non ci sarà più il buio!” disse Marco pensando
che la cosa fosse semplice e possibile.
In quel ragionamento dalla banalità disarmante che
solo un bambino sa usare, il padre sentì qualcosa di
molto grande e, posato il figlio a terra, si sedette
accanto a lui e lo abbracciò prendendo a pensare
intensamente.
A un certo punto, come fulminato, il padre si destò e
disse al figlio: “Sai Marco, anch’io sono come
uno specchio sporco. Tu, invece, sei molto pulito e
stanotte mi hai accecato con un tuo riflesso. Mi hai
fatto barcollare come ieri al laghetto.”
Marco non trovò un significato nelle criptiche parole
del padre e, per cercare di capire, domandò: “Se
anche noi siamo come specchi, qual è la luce che
riflettiamo, da dove arriva, e perché non la
vedo?”
All’inizio, il padre pensò che gli fosse stata
rivolta la domanda più difficile della sua vita. Poi,
sforzandosi di pensare come un bambino, trovò che la
risposta era semplicissima.
“Noi siamo illuminati da una Stella grande e
potente. Un Sole che ha illuminato il sole stesso e
che ci riempie della sua luce anche se siamo al
buio.”
“Come si chiama questo Sole?” chiese il
bambino.
“Si chiama Amore”, rispose immediatamente il
padre accorgendosi che aveva appena fatto da specchio
al Sole di cui stava parlando.
Salvatore Teresi
Ippocampo
Incompatibilità
in questo periodo non ho scritto nulla! Oggi vi regalo "Incompatibilità", un pensiero che per quanto semplice e scontato possa sembrare, è il risultato di una serie di circostanze che dal mio punto di vista gli donano un peso speciale!
Spero che provochi una riflessione anche in te, lettore che oggi per caso o per tua scelta sei arrivato in questo mare.
Salvatore TeresiLeggi...
