L'uomo parla al mare




L’uomo parla al mare. Il vecchio uomo parla al mare e racconta storie dimenticate, racconta i ricordi di una vita, racconta gli errori di cui si è pentito e quelli che rifarebbe senza cambiare nulla.

Qualche lustro fa raccontava sogni, ora di quelli non ce n'è più. Il futuro è sempre stato incerto, anche negli anni d'oro, ma oggi il vecchio uomo vive di solo passato e lo mira e lo rimira riflesso negli scintillii delle onde che battono il bagnasciuga.

Il vecchio uomo parla al mare da sempre e le sue illusioni di ricevere risposte si sono perse lentamente come un castello di sabbia al giungere della marea.

Qualche volta gli è parso di sentire la voce del mare risolvere i suoi dubbi fusa insieme al vento ma ha poi trovato che era solo l'eco di se stesso. Il mare respira onda dopo onda e rimane lì, ascoltatore perfetto e infinito capace di conservare nei sui abissi i segreti dell'animo più alto.

L'uomo parla al mare e aspetta la dama ultima che lo riporterà a casa. Si chiede quando uscirà dalle acque, il portamento elegante e l'abito bianco perso nella spuma e protenderà le braccia, sorridente, verso di lui per la stretta senza tempo.

L'animo abbraccia l'abisso e si apre alle onde che lavorano invisibili a levigare, carezza dopo carezza e schiaffo dopo schiaffo. L’uomo parla al mare e l'uomo parla all'uomo.

Salvatore Teresi

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Inseguendo l'orizzonte


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Ero lì, a guardare il cielo, quando un grosso albatro attirò la mia attenzione e fece come per avvicinarsi a me. Con uno scatto repentino mi nascosi in una piccola cavità della roccia sulla quale mi riposavo. Ora ero al sicuro, ma godevo ancora di una visuale privilegiata su buona parte della spiaggia.

Intanto l’albatro era sceso a terra con un movimento apparentemente scoordinato e si era appollaiato in cima ad uno scoglio appuntito, a una decina di metri da dove mi trovavo. Forse non mi aveva nemmeno notato e io mi ero spaventato per nulla.

Improvvisamente vidi scattare il collo del grosso volatile in direzione di un punto preciso della spiaggia che era fuori dalla mia visuale. L’albatro sembrava spaventato anche se ancora dubbioso sul da farsi. Finalmente ruppe gli indugi e decise di alzarsi in volo con una manovra che mi parve indecisa alla pari di quella dell’atterraggio. Lo vidi allontanarsi verso il mare con grossi colpi d’ali e con le zampe che erano quasi scomparse tra le piume del corpo.

Sentii dei suoni provenire dalla direzione verso la quale l’albatro si era voltato spaventato e, pochi istanti dopo, vidi arrivare due figure che si muovevano nel bagnasciuga. Erano due uomini. Uno dei due aveva i capelli bianchi e un ciuffo di peli sul mento. L’altro, invece, doveva essere un cucciolo umano vista la grande differenza di altezza con il primo uomo.

I due si avvicinarono allo scoglio sul quale mi riparavo e, steso un piccolo telo, si sedettero sulla spiaggia. Il bambino giaceva con le gambe incrociate e giocherellava distrattamente facendo rotolare un ciottolo grigio tra le mani. Il vecchio uomo, invece, se ne stava ritto con le gambe ossute allungate davanti a sé e con lo sguardo fisso su un punto imprecisato tra le onde.

Così, nel silenzio, passarono due o tre minuti e intuì che il bambino doveva essersi stancato di mirare e rimirare il sasso levigato che teneva in mano perché lo lanciò violentemente in acqua provocando un tonfo sordo e anche qualche schizzo. A quel gesto l’uomo più anziano ebbe un sussulto, come se in quel momento si fosse destato da un sonno leggero.

“Ti ho spaventato nonno?”, chiese il bambino che si era accorto della strana reazione.
“Solo un po’.”, rispose l’anziano parente. “Ero soprappensiero”.
Sicuramente il bambino non si ritenne soddisfatto da quella risposta perché incalzò subito: “E a cosa pensavi?”.
“Non stavo pensando. Inseguivo l’orizzonte!”
“Inseguivi l’orizzonte?”, ripeté interrogativo il nipote.
“Vedi quella linea tra mare e cielo? Avevo giusto la tua età quando decisi che l’avrei raggiunta e che ci avrei camminato sopra come fa un funambolo con la sua corda.”
“E ci sei riuscito?”, chiese ingenuamente il bambino provocando un sorriso nel volto del vecchio uomo.
“No! È tutta la vita che la inseguo ma quando credo di avere fatto tanta strada, quando credo di essermi avvicinato abbastanza, mi basta alzare lo sguardo per vederla sempre là, dove l’avevo lasciata l’ultima volta. Sai tenere un segreto?”
“Certo!”
“Dopo tutti questi anni ho capito: l’importante non è toccare quella linea. L’importante è continuare ad inseguirla senza arrendersi. Anche se ti sembra impossibile, anche se qualcuno ti deride, anche se ti senti solo. Vedi, Giacomo, per quanto tu possa camminare nella sua direzione, l’orizzonte sarà sempre lì, a ricordarti che non si arriva mai. Un giorno capirai quanto ti ho rivelato e allora, quando ti siederai sulla spiaggia a guardare l’orizzonte come stavo facendo prima, capirai che hai fatto tanta strada e che ti sei avvicinato parecchio. Se avrai camminato ogni giorno nella giusta direzione potrai chiudere gli occhi e stendere la tua mano sull’orizzonte con la facilità con cui prendo questo granchio.”

A quelle parole vidi la mano rugosa dell’uomo avanzare verso di me e subito dopo mi sentii sollevare da terra. Non vedevo più nulla e per istinto iniziai ad agitare le zampe spaventato. Finalmente mi ritrovai sulla calda sabbia e ritornai a vedere. Prima di scappare in direzione del mare diedi un ultimo sguardo ai due uomini che avevano parlato in modo tanto strano e li vidi ridere di gusto mentre raccoglievano il telo e si allontanavano insieme.

Salvatore Teresi
Ippocampo

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