Lettera della partenza




Oggi è una giornata estremamente importante per me: è il giorno della mia Partenza.

Per chi non lo sapesse, la Partenza è la conclusione del cammino propriamente detto di uno Scout e l’inizio della sua avventura nella vita. Diventare donne e uomini della Partenza è l’obiettivo di ogni Scout.

Clicca su “Leggi ancora...” per leggere la mia Lettera della Partenza, contenente le mie scelte di vita e le mie convinzioni, frutto di un cammino di preparazione fatto di incontri speciali, di cadute, di amicizie, di sensazioni...VIVO.

Buona Strada

Salvatore


“Io sono la VIA, la VERITA’ e la VITA!”, dice il Signore, “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me.”


Caro fratello e cara sorella Scout che leggi,

la notte del tre Aprile del 2000 non faceva troppo freddo, anche se indossavo i calzoncini corti. Akela si avvicinò rivolgendosi a me e agli altri che mi erano vicini: “Questa notte”, disse, “dovrete scegliere la vostra stella. Sceglierete l’astro che vi accompagnerà nel sentiero Scout!”.

A quelle parole, tutti coloro che erano con me si erano allontanati cercando un angolino per se stessi e per nessun altro. Li imitai. Alzai gli occhi al cielo, privo di nuvole per fortuna. Non mi fu difficile individuare il Grande Carro. Trovate le due stelle che cercavo immaginai una retta che le attraversava e, a poca distanza riuscii a scorgere una stellina dalla flebile luce. Una stella che raramente si osserva se si getta semplicemente un’occhiata al cielo. Quella stella, così debole, era la più famosa di tutte. Salutai la Stella Polare con un sorriso, e sorrisi ancora più in alto, per ringraziare colui che l’aveva creata e che me l’aveva fatta trovare. “Scelgo te, cara stellina” pensai, “sono sicuro che mi ricorderai la giusta direzione se, da lassù, mi vedrai sbagliare strada!”

Quello era solo l’inizio.

Ma come!”, dirai tra te e te, “Mi stai raccontando la tua storia scout?”, “Allora non hai capito nulla di come si scrive la lettera della partenza!”. Io ti rispondo che ho deciso di iniziare questa lettera dalla veglia della mia promessa di lupetto perché proprio quello è stato il momento in cui mi sono affacciato per la prima volta alla finestra che ha rivoluzionato la mia visione del mondo e della vita e ha contribuito in maniera decisiva nel rendermi quello che sono adesso: lo scautismo!

Non esagero nel dire che la mia vita è cambiata radicalmente, anche se in modo graduale, da quando ho indossato per la prima volta il fazzolettone. Una vera e propria conversione che, piano piano, esperienza dopo esperienza, amicizia dopo amicizia, ha scolpito il mio carattere. Se oggi scelgo una strada anziché un’altra, allora lo scautismo è in quella scelta. Il movimento scout non è una macchina industriale che con un unico stampo produce individui uguali in serie. Al contrario, agli scout mi è stata data la libertà, e
la responsabilità, di diventare ciò che volevo. “Guida da te la tua canoa!”, “non ti imbarcare passivamente in una barca d’altri, veleggiando trasportato dal vento della fortuna o dalla corrente del caso”, così B.P. mi esorta a prendere in mano la mia vita, a spingerla verso una precisa direzione.

Nella società odierna vedo tante persone che remano e remano, tutto il giorno. Si ammazzano di lavoro. Ma remano chiusi, nella stiva di una nave guidata da altri, non hanno idea di dove stiano andando, e anche se volessero non possono cambiare direzione perché sono diventati dipendenti da altri. Io non posso accettare tutto questo! Anche se più difficile, devo rifiutare il culto del compromesso, prendere la pagaia in mano e partire!

Nello scautismo ho avuto la possibilità di migliorare i punti forti del mio carattere e sono stato costretto a lavorare su quelli deboli, sulla timidezza, sulla mia difficoltà ad intervenire in pubblico, adesso sul disordine, sul mio essere polemico, e su molti altri difetti della mia persona che non sto qui ad elencarti per non tenerti occupato troppo a lungo! Durante la percorrenza del sentiero scout ho provato sulle mie spalle il peso della responsabilità: ho imparato ad accettare le conseguenze delle mie scelte, anche se sbagliate. Ho imparato a prendere delle decisioni per il bene comune, anche se contro la mia volontà. Ho imparato a confrontarmi con fratelli e sorelle che non la pensavano come me. Ho imparato a lavorare in squadra con persone estremamente diverse da me e tra loro, partendo dalla mia sestiglia fino ad arrivare a cooperare con fratelli e sorelle prima di tutta l’Italia e poi dell’intero pianeta per il raggiungimento di obiettivi ogni volta diversi. Proprio agli Scout ed in particolare durante il Jamboree, è maturata la mia convinzione che l’umanità è una famiglia sola e può convivere in pace e condividere tutto, risorse e problemi della terra.

Col fazzolettone addosso ho rafforzato l’amicizia più importante della mia vita: quella con Cristo! Egli mi è accanto in ogni momento della giornata e mentre scrivo sento la sua mano farmi coraggio sulla mia spalla. Proprio in attività scout ho imparato a ritagliare dei momenti per stare con Lui, per parlargli, per chiedergli consiglio o semplicemente per ringraziarlo della giornata trascorsa.

In Cristo ho imparato che il vero senso della vita è l’Amore. La visione Cristiana dell’esistenza coincide esattamente con quella dello scautismo. Per questo motivo lo scautismo cattolico è nel mondo uno dei migliori se non il migliore in assoluto, per quanto concerne la completa crescita interiore dei ragazzi. Non si parla di etica morale fine a se stessa. Non si fanno grandi discorsi pieni di nulla. Si deve agire; e si discute solo per preparare l’azione! ESTOTE PARATI! Due paroline che al reparto ho ripetuto di continuo. Parole chiave che non pronuncio con leggerezza in quanto contengono una scelta di vita completa in ogni suo aspetto. La società ha bisogno di fatti. Il mondo chiede risposte concrete. A questa domanda continua e martellante io, scout, posso rispondere con una sola parola: Servizio!

Il servizio non è l’attività di volontariato che si svolge una o due volte a settimana! Il servizio è la vita. Bisogna puntare a trasformare ogni azione, anche la più piccola, in un Servizio all’altro. La cosa, anche se difficile, è possibile! La mia esistenza mi propone di continuo possibilità di Servizio. Sono io a fingermi cieco e passare avanti guidato dal mio egoismo. Ogni giorno assisto a mille problemi, a mille ingiustizie a mille sofferenze e l’unica cosa che faccio è lamentarmi e biasimarmi. Se mi occupassi veramente di almeno uno di quei mille problemi il mondo sarebbe migliore. Il servizio è l’unico modo di “lasciare il mondo almeno un po’ migliore di come l’abbiamo trovato!”.

Ricordo ancora adesso l’espressione corrucciata della capo-fuoco quando, alla firma della carta di Clan, non indicai nemmeno un’ipotesi di servizio da svolgere durante l’anno ma scrissi che avrei colto le occasioni sulla mia strada. La stessa cosa feci a ogni punto della strada. Eppure ho sempre trovato un modo, anche piccolo, di Servire: basta guardare in alto e chiedere. Il giorno dopo la risposta arriva pronta e sta a me prendere la palla al balzo o spostarmi e vederla cadere a terra.

Dal mio punto di vista il Gruppo Scout e in particolare il Clan sono come una palestra, dentro la quale ci si allena per la vera avventura: non lo scautismo ma la vita! Le attività, le catechesi, il volontariato, sono solo attrezzi da allenamento. Se così non fosse la partenza si chiamerebbe arrivo! Solo dopo la partenza inizia, infatti, la vera prova, quella più difficile: riuscire a mettere in pratica gli insegnamenti, a mantenere le proprie scelte e a fare della propria vita un servizio continuo! Nella famiglia, nella propria professione, nella propria cerchia di amici, dovunque e comunque! Servire è la riposta a tutto. Servire è l’unica vera Strada per raggiungere la Santità, alla quale ognuno di noi è chiamato per natura.

Lo ripeto ancora una volta:
Il servizio è la vita. Dal servizio, infatti, scaturisce la vita; e da dove può scaturire la vita se non dalla vita stessa?

È proprio quanto detto che cercherò di attuare con la mia vita: servire!

Dietro la scelta professionale che ho intrapreso l’anno scorso si cela la voglia di rendermi utile ai miei fratelli. Adesso sento di essere inadeguato al compito che ho deciso di svolgere nella società, ma sono sicuro che il Signore sarà, come sempre, la “
lampada per i miei passi” per citare un noto salmo, e che non mi lascerà mai camminare da solo.

Qualche anno fa ho capito che ogni persona su questa terra è unica e speciale; anche Tu, che leggi questa lettera. Io ringrazio ogni giorno il Padre per avermi messo accanto così tanti fratelli, tutti diversi da me, e per avermi dato la possibilità di Amarli.

Ringrazio anche Te per essermi stato vicino e per aver letto questa lettera per me così importante, magari trovandola sui motori di ricerca. Adesso come mai ho bisogno di essere ricordato nelle tue preghiere.

In questo anno -
era il 2008-, che Sua Santità Benedetto XVI ha definito Paolino, chiedo a San Paolo, apostolo delle genti e primo Rover della storia, di guidare i miei passi aiutandomi a mantenere le scelte intraprese e ad essere testimone del Vangelo di Cristo.

Fraterni saluti,


Salvatore Teresi

Ippocampo Erudito

Se vuoi conoscermi un po’ meglio puoi leggere questa pagina nella quale trovi una breve descrizione di me e tutti i mezzi per contattarmi.


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